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Analfabeta che non sei altro!

L’analfabeta del ventunesimo secolo non sarà colui che non è in grado di leggere e scrivere ma colui che non è in grado di imparare, disimparare e imparare di nuovo“.
Alvin Toffler

Considerando le varie opportunità in merito a ciò che “potremmo” fare .. cosa “dobbiamo” fare veramente?
Cosa non possiamo rimandare se vogliamo migliorare la nostra efficacia personale?
In altre parole, cosa “dobbiamo” assolutamente fare per sentire che il nostro timone è proprio nelle nostre mani?

Non si tratta di riorganizzare le proprie o altrui attività finalizzate a qualcosa. Questo, com’è noto, è il terreno dell’efficienza.

Altro campo è quello in cui affrontiamo invece il modo in cui pensiamo-sentiamo, come arriviamo a guardare in faccia le decisioni che “dobbiamo” prendere e spazzare via le distrazioni collegate a tutte quelle cose che “potrebbero” essere prese in esame. In principio è sicuramente necessario valutare tutto ciò che “può” essere fatto, ma dopo aver esplorato il “campo delle possibilità” non c’è più spazio per altri “potrei”.

Per diventare più efficaci è necessario passare al “bisogna” e “osservare” la qualità del proprio modo di pensare e sentire.

Personalmente condivido la descrizione offerta da Peter Senge riguardo a questa forma di apprendimento superiore: “apprendere significa allargare la gamma dei possibili comportamenti che siamo in grado di adottare di fronte alle situazioni con le quali ci dobbiamo confrontare.

È fondamentale raggiungere una flessibilità che ci permetta di sostituire un comportamento non funzionale con uno più adatto al raggiungimento dei nostri obiettivi. Tutti i nostri comportamenti nascono e si sviluppano nell’ambito di un sistema complesso di comunicazioni con altri individui. Un nostro comportamento viene classificato come “errore” quando in un determinato contesto non produce i risultati attesi.

Il FEEDBACK ci mette a disposizione delle informazioni che ci aiutano ad individuare, all’interno di un determinato contesto, un comportamento nuovo utile al raggiungimento del risultato desiderato.”

Invariabilmente e senza eccezioni non vediamo la cornice che ci racchiude finché siamo parte del quadro. Né è possibile per una persona offrire a se stessa un feedback generativo su ciò che ancora “non vede”. Una persona immersa in una cornice limitante non è nelle condizioni per trovare una risposta a questo genere di interrogativi.

Il “potere della relazione”, l’orientamento alla soluzione e le conversazioni vigorose ben espresse nelle partnership tra Coach e Cliente facilitano l’attivazione di tutte le risorse necessarie.
Una delle funzioni del
Coaching Trasformativo è infatti quello di allenare la capacità del Cliente nel “fare un passo indietro” dalla propria auto-immagine e di accedere ad uno “stato di apprendimento superiore” per ricevere un feedback ed imparare dalla propria “esperienza”.

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