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Neurosessismo: ci sono delle novità

Si chiama neurosessismo, ovvero il pregiudizio secondo il quale le differenze biologiche tra cervello di uomini e donne sarebbero innate e immutabili. Ma le cose sembrano stare diversamente.

Infatti i soliti stereotipi di genere come ad esempio: gli uomini sono bravi in matematica, o le donne sono portate per prendersi cura degli altri, o anche i ragazzi sono iperattivi e le ragazze sono chiacchierone, apparentemente supportati da una vasta letteratura scientifica – e ben radicati nell’immaginario collettivo – sono falsi.
Ne parla sulle pagine di Science la psicologa Cordelia Fine, dell’Università di Melbourne, mostrandoci che le differenze di genere non comprendono il cervello e sfatando 10 miti che ci portiamo dentro da sempre.

http://www.repubblica.it/scienze/2014/11/25/news/uomini_e_donne_diversi_ma_tanto_uguali_lo_dice_la_scienza-101379801/

Fine denuncia la tendenza di parte della comunità scientifica, in particolare dei ricercatori che lavorano nell’ambito delle neuroscienze e della psicologia cognitiva a dare per scontato che le differenze biologiche tra il cervello dei due sessi siano innate e invariabili nel tempo. Due terzi degli studi che ipotizzano tali differenze, secondo la scienziata, non sarebbero supportati da sufficienti prove scientifiche. Le ricerche di genere dell’ultimo decennio, invece, hanno mostrato esattamente il contrario: il cervello umano è un organo estremamente plastico e mutevole, capace di modificarsi e adattarsi all’ambiente circostante a prescindere dal genere. Piuttosto che classificare i comportamenti umani in “maschili” o “femminili” sarebbe più opportuno – e scientificamente corretto, secondo Fine – riconoscere che uomini e donne sono caratterizzati da un mosaico unico e complesso di entrambe le caratteristiche. Inoltre il comportamento umano è di per sé mutevole, dal momento che “le differenze tra maschi e femmine variano a seconda del momento storico, della posizione geografica, del gruppo sociale di appartenenza”. Tutta questione di milieu, insomma.

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Uomini o donne, o meglio maschi o femmine, non sono quindi mai da valutare con l’occhio sessista, neanche partendo dal cervello; per il resto come si diceva in un vecchio film con Spencer Tracy e Katharine Hepburn “vive le difference”.

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